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notizie biografiche
intervista con Enzo
Rossi Roiss
recensione di Paolo Venti
recensione di Enzo Rossi Roiss
Ilze Jaumberga è
nata a Riga (Lettonia) il 16 febbraio 1978. Il padre Andris è laureato in
chimica, ed è stato deportato per otto anni con la famiglia nella Siberia
sovietica negli anni ’40 e ‘50. La madre Anna è laureata in fisica e ha
lavorato all'Università di Riga, il fratello è laureato in chimica e ha
lavorato negli USA. Ha compiuto studi artistici regolari fino al conseguimento
del diploma all'Accademia di Belle Arti a Riga, specializzandosi successivamente
in pittura classica. Giovanissima, ha compiuto i suoi primi viaggi all’estero
(ha soggiornato a Venezia nei giorni della Biennale ’97). Ha dato inizio alla
sua attività espositiva nel 2000 a Riga. Parla correntemente la lingua inglese
e sa esprimersi in russo, francese e italiano.
A Forlì, nei padiglioni di “Vernice art-fair 2004” (anno
dell’ingresso in UE della Lettonia), ha avuto inizio la sua attività
espositiva in Italia con otto opere di grandi dimensioni, che sono state
premiate con una targa. Nel luglio
dello stesso anno è stata protagonista, con una mostra personale della rassegna
“Ripe 2004” inaugurata da Janis Lusis, Ambasciatore di Lettonia, e allestita
nel Teatro di Ripe S.G (Macerata), dove si è aggiudicata un Premio Speciale.
Successivamente ha partecipato alla mostra collettiva intitolata
Artisti Baltici a confronto con Artisti Sardi, allestita in settembre negli spazi della Torre Aragonese a
Ghilarza (Oristano) in Sardegna. Nel 2005 ha esposto nella mostra L’Eros
degli Artisti presso lo Small Bob Cafè di Cagliari: una sua opera è stata
esposta e venduta all’asta da Sotheby’s a Milano. Esporrà a Malta, Urbino,
Milano, Bologna, Verona e Lecce in
mostre collettive e personali.
Una giovane pittrice lettone all'"Aldo Moro" di Cordenons
L'incontro con una cultura lontana è meno difficile, forse,
quando avviene nella dimensione della totale alterità, quando non ci mette
direttamente in gioco. Ma la vera forza di un incontro è quando nell'altro
riconosciamo qualcosa di noi, quando l'altro, ci provoca, gioca a scavalcarci,
ci ruba le nostre icone più specifiche e in esso ci specchiamo diversi. Per
questo, credo, la mostra di Ilze Jaunberga può essere un'efficace metafora del
nostro avvicinarsi al mondo baltico, dell'ingresso di quel mondo in Europa.
Questa pittrice ci propone in una serie di dipinti il risultato di un suo
personalissimo percorso attraverso la pittura italiana più classica, attraverso
alcuni grandi Maestri che per noi hanno assunto un'aura di solennità e quasi di
sacralità. L'approccio diverso, a tutta prima è perfino sconcertante: i grandi
dipinti di Leonardo, Giotto, Raffaello, Botticelli ci sono riproposti in una
personale rielaborazione che sostituisce sistematicamente le figure originali di
Madonne e Santi con asettici manichini, bambole calve prive di connotati
riconoscibili, unisex. Un elemento stilizzato e modernissimo fa da intruso in un
contesto classico, un viso di plastica da vetrina sostituisce le fanciulle del
Rinascimento dai lunghi capelli lisci. Il contrasto è volutamente stridente;
vesti ricche, broccati preziosi e riprodotti con puntiglio dall'originale
circondano un volto-teschio inespressivo, passato e presente sono accostati
senza pietà. Non è un'operazione del tutto inedita, certo, (si pensi a Dalì,
Botero, per esempio), ma stupisce nei dipinti della Jaunberga la freschezza di
un approccio, a metà fra l'omaggio ai maestri e un uso disinvolto dei modelli,
con soluzioni che ormai seguono uno stile personale e riconoscibilissimo.
Vi è la sensazione che il rapporto con Leonardo e gli altri
percorra linee naturali, riveli un legame mai interrotto. Vi è una simbiosi di
linguaggi che supera lo stridore dell'anacronismo, quasi la riscoperta di una
grammatica comune sempre posseduta, che non sa di Accademia ma forse percorre
canali sotterranei ignoti, attraverso secoli di storia e di distanza, a
dimostrare che i paesi baltici di fatto non hanno mai smesso di essere Europa,
Nella separazione che la storia ha tracciato la cultura baltica ha continuato un
suo percorso guardando come poteva alle sperimentazioni di oltre cortina,
sperimentando in forma indipendente. Ora il discorso si riannoda in modo più
diretto, con quel vitalismo che caratterizza le nazioni "giovani",
senza paralizzanti soggezioni ma piuttosto con la voglia di seguire ed esaltare
le linee di una modernità fatta di plastiche e di consumismo, fino a far
emergere le contraddizioni e le angosce del quotidiano. Il problema è nostro,
eventualmente, chiamati come siamo ad accettare un confronto fertilissimo ma a
tratti destabilizzante, a guardarci in uno specchio che allarga le maglie della
nostra Europa, in senso politico, economico e, ovviamente, artistico.
Paolo
Venti (da Il momento febbraio 2005)
Così ha scritto Giorgio De Chirico, per se stesso e per tanti
altri artisti. Ilze Jaunberga certo
non lo ha letto in qualche libro ma lo ha intuito, nel momento in cui ha avuto l’idea
di modernizzare la pittura dei Grandi Maestri, senza esagerare, senza
stravolgerla o deformarla, preservando la sua riconoscibilità iconografica
immediata. Un’idea che forse è sopraggiunta nella sua mente il giorno in cui
ha concepito come giganteggiare su una grande foglio di carta l’Annunciazione leonardesca degli Uffizi, raffigurando completamente
nude, calve e ridotte a manichini le due figure ipercrinite dell’Angelo e
della Madonna, che nel dipinto originale indossano abiti sontuosi.
Sono tanti gli artisti che hanno dipinto
e continuano a dipingere, per esorcizzare il demoniaco o scoprire il
misterioso in ogni cosa: Ilze Jaunberga dipinge per cogliere il senso più
profondo della pittura classica dei Grandi Maestri e lo usa per risolvere le
contraddizioni dell’esistenza quotidiana.
Benchè giovane, si è data subito uno “stile” che la
distingue come artista, un linguaggio visivo-simbolico internazionale, concreto,
universalmente intelligibile, indiscutibilmente… moderno,
ma non troppo. Uno stile che elabora e concretizza in progress, di opera in opera, memore del consiglio di Charles Cros:
“Abbiate un’idea che sia vostra, seguitela e riuscirete” (L’homme
qui a rèussi).
Ha illustri precedenti, ovviamente, la giovane artista lettone:
un esempio contemporaneo e clamoroso è il pittore colombiano Fernando Botero,
che deve il suo successo e la sua fortuna alla “idea” di ridipingere tanti
capolavori del passato (La Gioconda di
Leonardo, compresa), ingrassando esageratamente figure,
animali, oggetti. Altri esempi ve ne sono, incluso il meno noto e documentato
Giovanbattista Braccelli, del quale non è stato ancora identificato alcun
dipinto, scoperto e valorizzato dai surrealisti storici, per le sue Bizzarrie
di varie figure incise su rame nel 1624 per Cosimo de’Medici.
Ilze
Jaunberga merita la fiducia di amatori e studiosi, perché usa un linguaggio
pittorico internazionale con specificità estetiche nazionali che qualcuno dei
critici d’arte lettoni, emuli del più blasonato (Helena Demakova), sta già
notando e segnalando.
La
pittrice si è già rapportata a Giotto, Leonardo, Raffaello, Botticelli e altri
Grandi Maestri del passato, facendo indossare con eleganza la loro pittura e
abitare le loro opere alle sue bambole calve anodine unisex.
Una facile previsione è che, trascorrendo gli anni, l’artista
lettone finirà col fare indossare e abitare alle sue bambole calve anche la
pittura di alcuni Grandi Maestri del passato prossimo, dipingendo a tempo pieno,
e accompagnandosi alla pittura classica di ogni epoca. L’artista che crea
opere per il suo tempo e nello spirito del suo tempo, crea opere anche per tutti
i tempi. Le idee sono eterne, mentre il mondo esterno ad esse è solo l’ipostasi
temporanea. Il vero artista deve creare seguendo le tracce delle idee eterne e
non deve indirizzare la sua creatività soltanto a ciò che il suo tempo
desidera. cercando il rapporto con l’universalità che consente d’innalzarsi
al di sopra del proprio tempo, creando opere dotate di una credibilità
superiore.
Enzo Rossi-Ròiss