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LA FORMA E LA PELLE
II rigore freddo dei solidi geometrici - l'impatto caldo dei materiali
naturali; l'ordine razionale del progetto - il disordine apparente della
materia; la "forma" da un lato -la "pelle" della trama
musiva dall'altro, ispirata alle trame mutevoli e sempre nuove del mondo
naturale - la corteccia degli alberi, la ghiaia del fiume, l'ondeggiare
dell'acqua...: la produzione di Giulio Candussio, artista, mosaicista e
designer, e tesa tra questi due poli, intersecati in un'unita inscindibile. Ne
sono un esempio anche le opere proposte in questa mostra, che, nel ventaglio
creativo di Candussio, sono quelle più vicine al design.
Esse nascono dall'esigenza, stimolata dall'esperienza di
insegnamento presso la Scuola Mosaicisti del Friuli, di individuare nuove
possibilità di impiego del mosaico, che non siano solo le grandi opere
parietali o pavimentali, ma anche oggetti di dimensioni più piccole, meno
impegnativi sia sui piano della realizzazione che dei costi.
Gli esempi qui presentati sono quindi da considerare dei
prototipi, 0 meglio - visto che si tratta non di una produzione industriale
ma artigianale - degli "studi" in cui vengono sperimentate soluzioni
applicabili a situazioni diverse: alcuni grandi riquadri
sviluppano semplici ritmi sgranati nella malta di allettamento
essa stessa trattata perciò come elemento linguisticamente rilevante - che
possono diventare pavimenti, evidenziare un setto architettonico o rivestire
addirittura un intero edificio
recuperando cosi l'antica vocazione del mosaico
all'interazione con 10 spazio. La stessa trama musiva, più piccola, accidentata
e fitta, pub dare vita a forme tridimensionali, che da entità scultoree si
trasformano in vasi, specchi, lampade, vassoi... Senza che vi sia soluzione di
continuità tra questi ultimi e l'ideazione musiva più "impegnata" -
e penso ad alcune opere di Candussio come gli "arredi" per iI parco
del Centro ricerche Fiat di Orbassano o la Saetta Iridescente, il gran de lampo
musivo che taglia il vane della nuova stazione della metropolitana di Ground
Zero, a New York. Anche il più "disimpegnato" sottopentola, in altri
termini, ha in se 10 stesso quoziente di creatività del mosaico di decine di
metri - come del resto e sempre state nel miglior design, che nasce da un
rapporto paritario e di interscambio con la creazione
puramente estetica: basti pensare all' osmosi tra artisti come Kandinskj o Klee
e iI Bauhaus o al peso che un movimento come il costruttivismo russo ha avuto
nella grafica, per fare qualche esempio.
AI fondo di ogni creazione di Candussio c'e una
sperimentazione di tecniche, materiali, soluzioni nuove - tra cui merita
ricordare almeno lo sviluppo del cartone musivo attraverso I'ingrandimento dei
pixel dell'immagine digitale - che fa tutt'uno con la comprensione di quello che
e il linguaggio piu intrinsecamente musivo e con il recupero dei valori della
tradizione. II nuovo e I'antico si toccano, accomunati nella sensibilità
profonda per i "valori" musivi: la trama e gli "andamenti"
innanzitutto, e poi il contrasto dei materiali, opachi lucidi ruvidi
riflettenti... e la forza del colore, saturo e vibrante come in nessun'altra
tecnica. Ingredienti, questi, efficacemente dosati piuttosto togliendo che
aggiungendo, valorizzando la specificità del linguaggio musivo attraverso una
scelta di essenzialità che e I'opposto della tendenza, molto diffusa in
mosaico, ad appesantire mettendo in gioco tutto, colore, texture, dimensione e
forma delle tessere... fino a rasentare I'eccesso del kitsch.
Dietro questa sobrietà del segno c' e il modello, soprattutto
nell'uso dei materiali naturali, dei grandi tessellati musivi romani, dagli
eleganti pattern geometrici bianco-neri della prima età imperiale ai trionfi
figurativi del periodo tardo, come ad Aquileia, risolti in uno stile ellittico,
direi quasi cartellonistico, dove i principi del naturalismo ellenistico (ombre,
panneggi, sfumature) sono abbreviati in masse compatte e piatte di colore.
Mentre al velluto dei mosaici bizantini si ispira iI modo di trattare gli
smalti, alternati agli ori e ai materiali naturali.
La lezione dell'antico dunque, compresa fino in fondo, ritorna
in una versione attualizzata, che esalta gli aspetti più caratteristici del
linguaggio musivo al punto che la "pelle", il mosaico, diventa
infine forma esso stesso e innerva con la vitalità delle sue trame, esemplate
sulle texture della natura, cose e spazio, facendosi oggetto, segno
ambientale, volume architettonico.
Chiara
Tavella