Associazione Culturale "Medianaonis"

Recensione Venti
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LE STORIE DEL MEDUNA

Una storia non facile, non certo di quelle storie che perpetuano un’idea monotona e pacifica della montagna, edulcorata magari e consolatoria. Una vicenda di scavo serrato dentro di sè, invece, dentro il passato, fra un delitto e una tragedia, lungo un tempo che non si ripete mai uguale ma che non si lascia risolvere in maniera banale e consolatoria. Scavo nel tempo che è come uno scavo nella pietra, dentro le pieghe delle valli, delle nostre vallate chiuse e a tratti impervie,un risalire la corrente dei nostri fiumi come a ricercare più dentro, più indietro le ragioni di un’angoscia che affiora con le risorgive. Da Cordenons a Meduno è anche geograficamente il viaggio all’indietro di Giulia Bozzola, in parte minima viaggio autobiografico, molto percorso esistenziale, in questo film nuovo, il mediometraggio “Meduna” presentato all’Aldo Moro di Cordenons il 7 dicembre. Da un romanzo ancora inedito della stessa regista, con il supporto tecnico di Monica Annunziato, le musiche composte per l’occasione da Bruno Cesselli, trenta due minuti ci raccontano di una montagna diversa: paesi innocui, un po’ scontati come Meduno, Frisanco, magari frazioni scomparse come Staligial, diventano territori di un segreto, spazi concretissimi, fissati in modo emozionante dalla nitidezza dell’immagine, e luoghi simbolici al tempo stesso, atavici, dove si è consumato un delitto originario e dove occorre tornare per fare i conti, con noi stessi per prima cosa. Prevale il racconto del paesaggio, nel film, o il racconto di voci fuoricampo che riflettono sulla pietra, il tempo. che di difendono o combattono sul filo di una sapienza condensata in massime esistenziali intense e poetiche. La finezza del montaggio, certe soluzioni efficaci come l’alternarsi del colore e del seppia a segnare la vita e il ricordo, o certo gusto per il dettaglio, il primissimo piano e lo spaziare della ripresa su cieli e vallate sono pregi tecnici che compensano abbondantemente la povertà dei mezzi a disposizione della regista. Come certo vecchio artigianato di una volta, proprio di queste valli, magari, in cui il lavoro si vede tutto, la passione ancora di più. E’ uno stupore, allora, una sorpresa e un regalo per le nostre zone vedere il territorio animarsi, ospitare una storia, spiegarsi nella sua bellezza di acque e di montagne: la vecchia storia dell’incontro fra la pianura e la montagna, che da lontano sembrano troppo piatte o tutte uguali, poi nascondono difficili storie dell’anima.