Mostra
d'arte
di Giuseppe Onesti

Dreams
and Colors di Giuseppe Onesti
Il dramma si intende
dapprima come una corrente di colori. S.M. Ejzenstejn
Con
Dreams and Colors Giuseppe Onesti ritorna definitivamente ad analizzare la
realtà contemporanea umana e sociale. Attraverso la scelta casuale dei
personaggi ritratti, l'artista marca la propria presenza e tiene stretti i fili
della narrazione fin nei minimi dettagli. Provocando associazioni e sospensioni
con tecnica magistrale consumata, ma al tempo stesso volutamente leggera, egli
crea un'orchestrazione diegetico-visiva in cui la componente coloristica e la
linea di intervento cromatica sono chiavi di lettuta fondamentali. Vale la pena
di indagare le valenze semantiche e il potenziale simbolico del colorismo di
Onesti per la forza espressiva di cui si fanno carico. Infatti la traccia
cromatica che avvolge i volti e invade i luoghi, frammentandosi in lacerti e in
macchie, o dissolvendosi in filtri e velature, è la componente imprescindibile
del dramma estetico-esistenziale dell'uomo di oggi. Soggetto alla pressante
richiesta di apparire perfettamente in forma, giovane e commercialmente bello,
ciascuno cessa di esprimersi in quanto persona e indossa la veste patinata del
personaggio, presto conosciuto e "famoso", e altrettanto presto
consumato in immagini televisive dallo scarto veloce. Nell'epoca globale
contemporanea, sembra ammonire Onesti, tutto finisce per diventare replica
locale, di modelli universali imposti. Per questo in ogni opera sono presenti
legami, echi e risonanze del fato, cieco solo in apparenza. Ci vede benissimo,
invece. E anche noi attraverso lo sguardo poetico dell'artista, possiamo
guardare con occhi diversi, il mondo culturale di oggi, che abitiamo e
condividiamo in modo fin troppo familiare.
I.:individualismo
esasperato, sottoposto alle richieste di monetarizzazione compulsiva dei
rapporti e dei mezzi di sussistenza, genera, per contrasto, spersonalizzazione e
produzione di rifiuti umani.
"Vite di scarto di
cui il pianeta è saturo" suggerisce il sociologo Bauman e Giuseppe Onesti,
condividendo il medesimo pensiero, ne mostra il significato tragico,
imbellettato per penetrare in modo subdolo e apparentemente indolore al di sotto
della superficie della nostra società, dove non si trova più nulla, dove si
annaspa sorridendo, in un presente privo di memoria e di senso. Le apparizioni
cromati che e figurative che riaffiorano, assumono il compito drammatico di
ricordare il valore e lo spessore dell 'uomo e di ribadirne la mancanza. Questa
messa in scena estatica offre lo specchio in cui vedere il nulla. Se gli altri
rimandano la nostra immagine, i personaggi di Giuseppe Onesti riflettono la
nostra inconsistenza e lo fanno riducendo la realtà al minimo indispensabile,
all'essenza più scarna e più pregna.
La distanza
contemplativa viene annullata dalla vicinanza emozionai e del nero liquido,
notturno, occlusivo e inquietante dei secoli bui in cui viviamo.
Lo facciamo per scelta
e volentieri come gli abitanti di Leonia, una delle Città Invisibili di
Calvino, che godono se possono usare una volta soltanto gli oggetti quotidiani,
e se stringono relazioni sempre nuove. Ogni giorno gettano via cose, uomini e
rapporti. Ignorando "i resti di ieri, che aspettano il carro dello
spazzaturaio, ... essi non vedono "le montagne di rimasugli indistruttibili
che circondano la
loro
città, imprigionandola". -Noi come i Leoniani possiamo volgere lo sguardo
altrove, ma l'arte di Giuseppe Onesti ci impone una lente e un punto di vista
straordinario per analizzare il panorama che ci ospita.
La
sua arte destabilizza il nostro modo rassicurante di sentirci nel mondo e del
mondo, oggi come domani, se prima non ci buttano via.
ALESSANDRA
SANTIN