Associazione Culturale "Medianaonis"

critica Pasotti
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1)   La lettura sociologica dell’arte

 

La proposta culturale di Gianni ha valenza sociologica, propone l’inquietudine e l’insoddisfazione del mondo in cui viviamo. E’ rinvio ad un sistema di valori imposti e definiti che si muovono tra tempo e spazio, confinati e compressi. In fondo il relativismo che il Novecento scopre è la scoperta di un uomo mortificato da operazioni di compromessi che non sa rifiutare. Viviamo in una dimensione che non dominiamo ma subiamo, spesso senza criticità o con risposte isolate che non scalfiscono le strutture. L’arte può diventare constatazione e denuncia dei fatti scegliendo con una sua poetica rappresentazione di leggerli sociologicamente e rispondere con un atto poetico che attiene alla sensibilità dell’artista. Qui leggiamo il messaggio sociale di una realtà che spesso opprime l’uomo, lo imprigiona in una maschera, lo riduce ad oggetto, lo devitalizza come un manichino, come un prodotto sotto vuoto o conservato in soluzione.

Questa società tende a concepire la vita a tempo, l’uomo ha il suo arco vitale, i suoi oggetti hanno un loro ciclo di durata, finito il quale penzolano come rottami abbandonati.

Questa è la società dell’oggi questa è la lettura sociologica che ne propone Gianni Pasotti. 

 

 

2) La lettura poetica di Pasotti

Ma  la lettura del sociale e delle sue intrinseche e possibili contraddizione non significa una sua accettazione, una rinuncia, una passività come risposta. Il mondo rappresentato non è il mondo interiore di Gianni Casotti, la risposta dell’autore è in una sottile ma efficacissimo intervento poetico che attraversa tutte le opre presenti nella mostra. Ogni artista ha bisogno di poesia, di un atto poetico che deve essere inteso alla maniera antica, classica, come creazione, come magia. Poieo in greco significa fare, creare, e qui la risposta poetica è insieme artistica ed umana. Gli oggetti riprendono vita, l’artista è un tecnites che riporta in vita le cose, materiali poveri, semplici, ma nobili nella loro capacità di tornare a far sognare e tutta la negatività che pure viene da un sociale  spesso disumanizzante, si sublima in un gioco di denuncia,  rifiuto, superamento e riparazione. La incidenza riparatrice dell’artista, la sua rivitalizzazione delle cose, sono un invito a seguirlo ad interagire con il mondo che ci circonda e con le opere di Gianni Casotti. Non andiamo via di qui senza aver sostato ipnoticamente rapiti davanti a quelle gambe che noi stessi possiamo far muovere, senza far vibrare quelle teste che strutture di metallo tengono in sospensione. Ogni gesto che faremo starà ad indicare che siamo capaci di capire, di leggere e di sognare, anche in un mondo che tende a comprimerci. Allora possiamo anche sorridere, guardare con ironia il giocattolo di un  bimbo che gioca con questo mondo che può essere così negativo.

 

2)   Materiali ed oggetti

Le cose non sono ferme, non sono mai uguali, si trasformano, si logorano, si rompono, ma non sono mai libere, prigioniere di una forma, di un oggetto, di una bidimensionalità spazio/tempo. Ma chi dice che le cose finiscono e quando finiscono? Ecco allora   Gianni rappresentarne la dinamicità a cui tendono  e la staticità a cui sono costrette. Il silicone e le sue varianti vogliono appunto dare l’idea, attraverso una materia fluida e solida insieme, della lotta tra l’oggettivazione ed il suo rifiuto, tra statiticità costrittiva e dinamicità vitale, tra schiacciamento, compressione subite e creazione e manipolazione come risposta poetica. Gli stessi sostegni sono metafore dei legami che obbligano, comprimono, riducono e mortificano il movimento vitale, Si possono riprendere, ritoccare, si può ricominciare all’infinito un processo di magia per le quali le cose con muoiono, non sono mai finite, ma cambiano forma e se non sono mai uguali possono continuare a vivere.