Associazione Culturale "Medianaonis"

Cesaratto
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CIRO CESARATTO

LA QUADRATURA DELLA NOCE

immagine del pieghevole

CENTRO CULTURALE "ALDO MORO" SALA APPI - CORDENONS - PN
DAL 13 AL 28 GENNAIO 2007
orari: martedì e venerdì dalle 16 alle 18

La dimensione di un'opera è altra cosa rispetto alla sua monumentalità: un bronzetto di Donatello quasi sempre ha dentro di sé la forza plastica di una statua in grande scala, mentre non sono rari i casi in cui volumi considerevoli si impantanano allo status di fantoccio, senza che l'estensione delle superfici o il crescere degli spessori doni maggiore dignità al pupattolo o soprammobile cui si riduce l'idea formale di base.
Le creazioni recenti (2001-2006) di Ciro Cesaratto possiedono secondo me qualità plastiche superiori a quelle esplicitamente denunciate dalle loro dimensioni: materiali costitutivi e centimetri d'ombra proiettata le farebbero classificare quali prodotti d'arte orafa, ma nell'intimo sono oggetti concepiti e modellati secondo una differente linea di pensiero; le si potrebbe guardare, secondo lo scorcio dall'alto con cui ci si propongono, quali maquettes di realizzazioni dai volumi sodi e portanti, capaci di "regolare" la percezione dello spazio circostante come ora fanno le loro miniature progettuali nel microcosmo della teca che le espone.
Le forme sembrano scaturire dall'affinamento di un dato iniziale attraverso l'accentuazione del chiaroscuro (con la reiterata inserzione di elementi lamellari o, ultimamente, a reticolo irregolare), l'insistita meditazione sul rapporto cerchio quadrato, la cura per un'articolazione dei piani sempre più lineare e sintetica. Gli spessori e le superfici sono quelli, consistenti e indagati nelle differenze di patina, di una ricèrca espressiva condotta in termini di volume e non di preziosità materica e preziosismo visivo - che nulla avrebbero di necessariamente negativo, ma che certo condurrebbero l'artista su altre strade -.
Ne sortiscono prima quelle che paiono componenti di astrolabi o sfere armillari assemblati secondo logiche non più funzionali, poi forme elementari che la luce fa emergere appena dal vetro, infine ben più definite cupole-mammelle, in grado di assumere anche profilo quadrangolare, nelle quali quella di Cesaratto si esplicita sempre più come analisi di uno spazio "plastico", aggregato intorno a sé dal concreto emergere dei volumi.
E quali involucri di spazio sono intesi pure i gusci di noce da cui deriva il modulo costitutivo ai più recenti, impertinenti rilievi, che, ancora una volta, solo il gusto per l'argento e la volontà non so quanto consapevole - di soffermarsi al limite estremo e sottile di una dimensione "applicata" del fare artistico distinguono da ciò che suole definirsi scultura.

Fulvio Dell' Agnese