Associazione Culturale "Medianaonis"

Baldan_Santiago
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Qui sotto puoi leggere i testi critici di Alessandra Santin

/ PERDERE_PERDERSI /  
/ TROVARE_TROVARSI /  
/ ATOPIE /

Alessandra Santin

L’arte di perdere non è una disciplina dura
tante cose sembrano volersi perdere
e la loro perdita non è una tragedia.

Perdi qualcosa ogni giorno.
Accetta la tortura delle chiavi di casa perse,
delle ore spese male.
L’arte di perdere non è una disciplina dura.
Esercitati a perdere di più, senza timore:
luoghi, e nomi, e destinazioni di viaggio.

Elizabeth Bishop

 Patrizia Baldan e Alain Santiago esprimono il Senso del perdersi che la nostra cultura dà o nega alle persone, alle cose, alle forme del Tempo, ai ricordi, ai nomi. Non “La Perdita” in sé, dunque, quanto -l’accettazione della possibilità della Perdita- è il tema della prima delle tre mostre che ho il piacere di curare per gli spazi espositivi dell’”Aldo Moro” di Cordenons.

Patrizia Baldan progetta e disegna con estrema cura ed assoluta precisione tecnica la non/forma conclusiva delle sue sculture. Guidata dal senso femminile della creazione l’artista detta i principi base di ciò che sarà, e quindi attende il tempo del farsi, osserva le bolle muoversi dentro materie opache, indica trasparenze e vuoti, suggerisce lucidi profili di vetro che spingono verso nuovi spazi.

Ogni lavoro è un divenire lento, libero di mutare. Patrizia Baldan delinea non la struttura definitiva ma la libertà della perdita possibile. Bellissima perché inattesa pur se progettata.

Così avviene per la parola poetica che contiene sempre un senso ulteriore, che ci scopre ogni volta, che ci sorprende e ci sorpassa tutte le volte. Così avviene per i figli che crescono nel corpo della donna, estranei ed appartenenti, trovati e persi contemporaneamente.

Alain Santiago riflette sul rapporto disarmonico con cui si trova a vivere l’uomo contemporaneo nella natura sconosciuta. Estraneo in mezzo a onde di un mare troppo esteso egli si sorregge su un salvagente inadeguato. Come gli animali selvatici che attraversano attoniti una strada trafficata (sulle strisce pedonali ben s’intende), l’uomo osserva dalla parte sbagliata il mondo, dalla parte opposta dei pinguini che, tutti insieme, si rivolgono dall’altro lato, quello giusto. E tra uomo e donna stanno infiniti oggetti persi: occhiali, chiavi, guanti, parole e parole, cappelli e ombrelli, numeri, pin e password, … chiavi di lettura di un rapporto che continua, mai nato oppure già perso, sicuramente mai trovato. Su ogni opera/fotografia singola, sui dittici, sull’ installazione aleggia un’ironia accesa di colore, mai rassegnata, un tono di gioia per la vita che si concede imperfezioni, che accetta limiti, che ride dei difetti e delle perdite. Che non si aspetta e non cerca tanto di vincere, quanto di vivere.