Associazione Culturale "Medianaonis"

Del Bianco
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Foto Dal Bianco

 

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/ ATOPIE /

Alessandra Santin

ATOPIA: non luogo, la sua non rappresentazione . Nel dinamismo della globalizzazione nessun luogo (neppure virtuale) può rappresentare un’unica configurazione spaziale. M. Augè

Nel mondo moderno l’idea della bellezza di un luogo si collegava spesso alla nostalgia per qualcosa che si riteneva irrimediabilmente perduto “quel vago e sconvolgente oltre”. Nel contemporaneo il senso della bellezza ha smesso di essere definito in maniera unitaria rimandando sia a ciò che è finito e limitato (chiusura, simmetria e proporzione), sia a ciò che è infinito, instabile e indistinto. Il Luogo contemporaneo può presentarsi sia nella forma dello spazio che in quella della luminosità: in ogni caso l’evento della bellezza orienta e gerarchizza, ridefinisce il contesto e lo sfondo, dona senso, chiama e richiama, informa e trasforma. Nelle opere di Giuseppe Dal Bianco la riflessione sul luogo diviene oggetto di feconda sintesi data dalla lettura poetica della luce. Bello è il divenire, il movimento stesso del cercare, lo sforzo dell’artista verso la luce stessa. Essa è fatta propria, è lo spazio vissuto in equilibrio analitico tra le ripetizioni ossessive del segno e delle forme, e le essenze monocrome dei toni di fondo. L’astrazione rigorosa diviene puro piacere di ascolto, voce del colore morbido, bianco/latte su convessità senza tempo dove compare niente di superfluo. Nemmeno lo spazio compare. Sono opere/atopie in cui la Bellezza non è più precisamente una qualità ma un effetto. Ad individuare il cambio di paradigma nella filosofia fu Plotino;  Cacciari ci invita a rileggerlo per concepire il bello non più come isola, ordine e simmetria, ma come tempo/spazio indefinito e luce. Giuseppe Dal Bianco deve aver seguito il suo consiglio nell’esecuzione di questa serie di opere/bassorilievi di estrema raffinata purezza. Sono lavori da osservare lentamente, quasi da ascoltare assecondati dallo scorrere di luci mobili, nel ciclico e musicale susseguirsi delle ore del giorno e della notte. Non a caso Giuseppe Dal Bianco è anche musicista/compositore. Ma questa è un’altra storia. Qui si tratta si saper guardare, perché l’occhio, si sa, vuole la sua arte.